Argomento 1: Gli aspetti e le caratteristiche principali della Direttiva sull’Uguaglianza Razziale

Le persone possono far valere la Direttiva sull’uguaglianza razziale dinanzi ai tribunali, alle autorità amministrative o agli organismi di mediazione o riconciliazione per la risoluzione alternativa delle controversie (“ADR”).

Gli Stati Membri hanno quindi l’obbligo di mettere a disposizione delle vittime di discriminazione procedure giudiziarie e/o amministrative a livello nazionale.

I procedimenti giudiziari in ogni Stato membro possono seguire diverse vie legali: civile, penale, lavorativa o amministrativa.

L’Unione Europea ha da tempo stabilito il principio generale di non discriminazione come una delle conditio sine qua non per l’adesione degli Stati all’Unione stessa.

Ricordiamo i già citati TFUE e TFEU da considerare come fonti primarie nella legislazione antidiscriminatoria.

Prima del 2000, la legislazione dell’UE proibiva la discriminazione solo in base al sesso (Direttiva UE 76/207/CEE) e nei settori dell’occupazione e della sicurezza sociale (Direttiva UE sulla parità di trattamento).

La Direttiva sull’uguaglianza razziale, adottata nel 2000, copre aspetti più ampi che comprendono l’assistenza sociale, la sicurezza e l’accesso alla fornitura di beni e servizi.

Si riferisce alla discriminazione diretta e indiretta, nonché alle molestie e alle istruzioni a discriminare.

Art. 1: Lo scopo della Direttiva è “stabilire un quadro per la lotta alla discriminazione sulla base della razza o dell’origine etnica, al fine di attuare negli Stati membri il principio della parità di trattamento”. La Direttiva ha lo scopo di “stabilire un quadro per la lotta contro la discriminazione basata sulla razza o l’origine etnica, al fine di attuare negli Stati membri il principio della parità di trattamento”.

Art. 3: La direttiva si applica a “tutte le persone, sia nel settore pubblico che in quello privato, compresi gli enti pubblici”.

Art. 4: La Direttiva sull’uguaglianza razziale vieta la discriminazione basata sulla razza e sull’origine etnica. La direttiva non copre le differenze di trattamento basate sulla nazionalità e sull’apolidia e non si occupa di questioni relative alle leggi sull’immigrazione.

In base a questa Direttiva, gli Stati Membri devono:

  1. prevedere un livello più elevato di protezione contro la discriminazione nella legislazione nazionale;
  2. disporre o creare un organismo specializzato per la promozione della parità di trattamento in base alla razza e all’origine etnica.

La direttiva copre diversi settori, in particolare:

  • occupazione e lavoro
  • formazione professionale
  • l’appartenenza alle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori
  • protezione sociale, compresa la sicurezza sociale e l’assistenza sanitaria
  • l’istruzione
  • accesso a beni e servizi disponibili per il pubblico, compreso l’alloggio